Un giovane su quattro in Italia è Neet

Generazione di ragazzi senza lavoro e che non continuano gli studi

Il periodo buio che sta investendo il nostro bel paese continua a far parlare di se soprattutto per quanto riguarda la questione “giovani”, sempre più attuale e preoccupante. Sta, infatti, crescendo in modo esponenziale la quantità di ragazzi che, terminate le scuole, non riescono a trovare un impiego.

Una generazione destinata a diventare capitale umano inutile

Nella fascia di età compresa tra i 15 e i 29 anni sono uno su quattro i ragazzi identificati con il nome di “Neet”, acronimo inglese della frese “Not in Employment or in Education or Training” che raggruppa tutti i giovani che non stanno né studiando né lavorando. E’ facilmente intuibile che questa enorme quantità di persone rappresenta, per lo stato Italiano, una forte perdita dal punto di vista economico. I colleghi stranieri dei nostri ragazzi, che hanno un sistema scolastico e lavorativo florido, avranno maggiori possibilità di entrare a far parte di un ciclo produttivo che arricchirà il loro paese. Tra coloro che abbiamo etichettato con questo nome troviamo, non solo i precari e i disoccupati ma, anche i disabili e gli emarginati, le madri, coloro che non hanno terminato gli studi o ancora chi si è arreso nella ricerca di un impiego o che ha lasciato l’università in quanto considerata inutile in questo momento della storia dell’Italia.

L’Ocse e la Fondazione Europea per il miglioramento delle condizioni di vita e del lavoro

Il caso italiano è studiato in tutto il mondo e oltre alle tradizionali differenze che separano il nord dal sud ci sono dei leitmotiv che caratterizzano l’intera nazione. La timida ripresa che si è prospettata per il 2014 è al momento solo una remota possibilità e potrà diventare realtà solo se verranno attuati dei cambiamenti radicali. Nel mondo del lavoro, i contratti atipici se da un lato stanno aiutando la ripresa economica, dall’altro promuovono un abuso del potere da parte delle aziende che si sentono libere di licenziare i lavoratori da un momento all’altro. Negli anni passati si è investito molto nell’educazione, con la speranza di poter, un domani, trovare un lavoro più duraturo e remunerativo, aspettativa che è stata delusa. Bisognerebbe investire nella formazione e creare posizioni stabili in modo che si riesca a ritrovare un equilibrio socio economico per evitare il tracollo del paese, spettro che da anni fluttua sulla nostra nazione un tempo così prosperosa.

Immagine: Dan Race – FotoliaSimilar Posts: